Chi siamo

Siamo un’associazione nata dall’intreccio tra migrazione e narrazione che promuove l’incontro tra culture diverse.

Siamo nate come associazione di donne venute da lontano e donne  autoctone, che si sono incontrate in un laboratorio di scrittura autobiografica, condividendo le proprie storie, frammenti di vita ed esperienze.

Tessitura di relazioni. Ponti tra culture diverse. Laboratorio sociale e culturale, che nel 2012 ha dato vita a un’associazione: 17 socie fondatrici di 11 nazionalità.

gruppo viteintransito

Insieme nelle differenze

L’associazione evolve, il laboratorio dà i suoi frutti; alla fine del 2013 alla differenza tra culture si  aggiunge la differenza di genere ed entrano a farne parte anche degli uomini.

 

 

 

 

 

La nostra associazione nasce da un gruppo donne accomunate dall’esperienza e dal desiderio di diffondere il valore, i benefici della narrazione scritta e orale auto/biografica, promuoverne la ricerca, gli sviluppi, le applicazioni.
Fulvia Gemmani

 Testimonianze

Quando ho fatto il colloquio per il laboratorio di scrittura autobiografica sapevo che era il luogo dove potevo trovare delle risposte a molte delle mie domande, sapevo di trovarci l’arte ma non sapevo che avrei trovato un tesoro di sentimenti, ricordi, vissuti che aspettavano solo il luogo e il momento per prendere vita. Il tempo non ci bastava mai per tutto ciò che avevamo da condividere….

…Da qualsiasi parte del mondo veniamo, qualsiasi lingua parliamo, abbiamo tutti un passato che definisce ciò che siamo oggi e quindi vale sempre la pena non perderlo!

Mirela Cimpoesu

Grazie a questo laboratorio ho trovato una famiglia, direi una mamma, delle sorelle, delle amiche, che non ho mai avuto.
Nei primi tempi che ero a Rimini, stavo tanto male che avevo paura di finire nella droga, nella prostituzione  o di finire alcolizzata e avevo tanta paura di perdere mio figlio, se fossi finita all’ospedale. Il laboratorio è stato per me il cammino e la più grande medicina che io abbia mai avuto.
Adèle Mouove

Autobiografia e scrittura

Questo nesso è molto forte, e se si mostra, se è messo in azione, nel cuore di un’esperienza di migrazione  – e dunque mentre è aperta la  ferita dello spaesamento, del dispatrio, della lontananza -  ha un potere allo stesso tempo di pacificazione e di conoscenza, di ritrovamento di sé e di relazione con l’altro. E’ quello che mirabilmente è accaduto con il laboratorio di scrittura – e di vita –   che qui è raccontato. Le donne “in transito”,  da “straniere”, hanno fatto esperienza di una grande cittadinanza, quella della scrittura. E  le conduttrici  hanno tenuto le fila, o tessuto le fila, e dunque a loro modo narrato, se è vero che narrare è tessere il filo delle storie : le une e le altre sono qui i soggetti di un dialogo vivo, di un’ospitalità messa alla prova e in certo senso vissuta nella profondità  e nelle  sue plurali dimensioni. Gli sguardi, poi, dei saperi –si tratti dell’antropologia o della psicanalisi- a loro volta accolgono e dispiegano il senso, i sensi, di questa sostanziale esperienza dialogica, che è dunque esperienza  di condivisione, di reciproca interrogazione.   La scrittura – con la sua officina, con i suoi sentieri aspri o leggeri, impervi o luminosi- mentre accoglie trasforma, mentre è attraversata suggerisce orizzonti, e dunque invita ad uno sguardo che vada oltre il proprio passo. E che anzitutto possa incontrare, nel cammino, il passo degli altri, e con quel passo  entrare in sintonia. Questo cammino comune –questa comune migrazione verso una parola che comprende gli altri  e fa sollevare lo sguardo e i pensieri verso l’oltre- appare  come l’esito felice dell’attività qui esposta.  Esperienza decisamente politica, se diamo a questa parola il suo primo e trascurato senso. Perché crea condizioni di riconoscimento di sé e degli altri, crea condizioni perché ciascuno, da qualsiasi luogo provenga e in qualsiasi situazione si trovi, possa accedere alla presenza : presenza di parola,  di  responsabilità, di diritti. Nella casa del linguaggio questo accade. Ospitalità della lingua, dunque. E dei cuori.
Antonio Prete

Trasformazioni

 La porta  è ora aperta. Abbiamo trovato la chiave.

Parole, idee, iniziative sono finalmente libere.logo_piccolo

L’apertura ha generato la corrente che ha spinto le nostre voci ad uscire.

L’inanimata grafia del nostro logo ha preso movimento, sembianze.

Le lettere ora sono parole, frasi, persone che, in carne e ossa, si ritrovano qua, ora, a festeggiare  la chiave ritrovata.

Moreno Mondaini, autore del logo di ViT

conduttrici lab 08 lab 08 1Nel viaggio libero tra le culture

C’è posto per chiunque cerchi l’essenza umana

….l’identità è aperta al pluralismo,

non è fortezza né trincee.

da Esilio 4  Mahmud Darwish

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